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martedì, ottobre 30, 2007

Ma Walter Veltroni non è stato inscitto al Partito Comunista Italiano? In questo periodo di revisionismi confusionali che mischiano la Rivoluzione d'Ottobre con Pol Pot, il Partito Comunista Italiano con i gulag, ora doveva arrivare anche la dichiarazione di Veltroni sui crimini di Pol Pot. Certo, come negare che quelle esperienze tragiche causarono milioni di vittime? E' scritto nella storia. Mettendo anche da parte il fatto che è difficile definire la delirante dittatura del terrore di Pol Pot "comunismo", sa l' Amerikano Veltroni che i crimini commessi da Pol Pot contro il popolo cambogiano furono commessi con l'indifferenza e anzi l'appoggio militare dei suoi cari Stati Uniti, secondo il principio Kissingeriano: "Il nemico del mio nemico è mio amico"? Infatti, Pol Pot era acerrimo nemico del Viet Nam con cui gli USA erano in guerra. Mi sono stufato di questo storia raccontata nella versione per bambini dell' asilo, o si raccontano le cose in toto o si tace. Mi sono altresì stufato della memoria storica a senso unico, si ricordano le vittime del comunismo, del nazismo e per carità sono d'accordo, questi due sistemi totalitari si macchiarono entrambi di crimini. Perchè invece il capitalismo ci viene presentato come pulito ed asettico, è stato per caso un sistema perfetto, che si è imposto nella pace e senza vittime? Perchè non ricordiamo anche le vittime del capitalismo? Ci sono state? In quali zone del mondo? Quante sono?

http://www.corriere.it/politica/07_ottobre_29/veltroni_pol_pot_auschwitz.shtml

Postato da: Chinaski74 a 09:58 | link | commenti (48)

martedì, ottobre 23, 2007

Non voglio perdere tempo ad analizzare nello specifico il caso Mastella. E’ lampante, sotto gli occhi di tutti, non capisco come sia stato possibile che un governo di Centrosinistra abbia messo al Ministero della Giustizia questo individuo indegno, non pensavo che fosse possibile dopo Roberto Castelli, scendere ancora più in basso. Basti guardare la faccia di Mastella, è Lombrosiana: tronfia, grassa, ghignante, è l’essenza di un certo meridionalismo da Antonio La Trippa, legato ai privilegi, ai suoi interessi e a quelli degli amici e degli “amici degli amici”, al cumulo di cariche e di relativi stipendi.
 
Quest’uomo tiene (o pretende di tenere, o ci fanno credere che tenga) in questo momento in scacco un Paese di cinquantasette milioni di abitanti come l’Italia, le sue beghe personali devono avere potere di vita o di morte sul Governo. Mettendo da parte il fatto che questo Governo si sta rivelando peggiore di ogni più pessimistica previsione, e sotto diversi punti di vista, vi sembra comunque normale tutto quello che sta accadendo?
Per quanto cazzo si possa essere disillusi rispetto allo stato attuale di questo benedetto Paese di cui siamo comunque cittadini, è possibile tollerare ancora questa discesa nel baratro senza fine? C’è un arrivo? O la voragine in cui cadiamo non ha fondo?
 
Forse no. Forse l’unica cosa che meritiamo è un alternanza tra questa maggioranza incapace attualmente in carica, e gli altri, quelli il cui ritorno mi mette i brividi al solo pensiero: gli eredi del fascismo alleati alla Mafia, che hanno governato dal 2001 al 2006.
 
Magari torneremo a ricevere per posta, tutti e cinquantasette milioni il giornalino a fotoromanzo della vita di Berlusconi, come nel 2001. Ricordate? Sembra una cazzata, ma io non dimenticherò mai quella pubblicazione che trovai nella posta prima che stravincesse le elezioni. La sfogliavo, la leggevo, la guardavo, sempre più incredulo, tra il riso e il pianto, e non ci potevo credere, anche sforzandomi. Ma la rabbia che provavo era dovuta anche al fatto che sapevo avrebbe funzionato.
 
“Il pubblico televisivo medio va considerato alla stregua di un undicenne, neppure particolarmente sveglio”
 
Lui lo sapeva bene. E aveva capito che il pubblico televisivo quando si alza dalla poltrona e va in cabina elettorale, nel tragitto non guadagna in Q.I.
 
Non c’è speranza.

Postato da: Chinaski74 a 15:40 | link | commenti (50)

mercoledì, ottobre 17, 2007

Ed arrivò un bambino con le mani in tasca
ed un oceano verde dietro le spalle
disse “Vorrei sapere, quanto è grande il verde
come è bello il mare, quanto dura una stanza
è troppo tempo che guardo il sole, mi ha fatto male "

 

Fabrizio De Andrè – Oceano – 1975

 

E vi capitano mai quelle sere in cui vi prende solo una struggente nostalgia, un desiderio di ritorno all’infanzia, più che un desiderio un viaggio indietro?

 

Una serie di ricordi, di sensazioni perse, di odori, di colori che non “sentite” più. Sta sera mi è successo, nel posto e nel momento più impensabile: in macchina, mentre tornavo dal lavoro.

Fermo al semaforo osservavo il sole cadere dietro le vette dell’Appennino, e i raggi arancio scuro che mi arrivavo agli occhi, quasi paralleli alla strada, mettendo in risalto le particelle di pulviscolo che danzavano nell’auto, mi hanno trasportato, complici le note di De Andrè, nel mondo dei “sogni”. Io sogno spesso, forse troppo, anche da sveglio.

 

Ho aperto il finestrino facendo filtrare una aria già gelida che preannuncia un inverno rigido e mi è arrivato di nuovo l’odore di ottobre, finalmente un ottobre “vero”, come quelli della mia infanzia, quando accompagnavo mio nonno a bruciare le sterpaglie nel suo orto, di nuovo per un momento ho provato quelle stupende sensazioni lontane.

 

In modo quasi fisico; anche se non mi riesce facile spiegarlo a parole. Credo che la natura ci faccia dimenticare la nostra sensibilità infantile, perché se la ricordassimo non accetteremmo la condizione attuale. E’ un favore che ci fa.

 

In me ogni tanto questa sensibilità fa capolino, si riaffaccia.

 

E sono tornato così:

luigi

Almeno finchè non è scattato il verde.

Stai ascoltando: Fabrizio De Andrè – Oceano.

 

 

 

 

 

Postato da: Chinaski74 a 22:10 | link | commenti (15)

lunedì, ottobre 15, 2007

Tecnologie 2
 
Mi riallaccio al post precedente per approfondire l’argomento dell’indiscutibile “aiuto” fornito dalla tecnologia la controllo delle masse da parte del potere costituito. Fateci caso, guardate un Tg, sfogliate un giornale di questi tempi, quale è l’argomento che svetta su tutti, che viene ripetuto fino all’ossessione dai nostri media? Una sola parolina magica: “sicurezza”.
La gente chiede “sicurezza”, nelle grandi città ma anche nei paesini manca la “sicurezza”, una volta potevamo lasciare la porta aperta perché eravamo “sicuri”, trenta anni fa c’era la “sicurezza”, “oh una volta si che stavamo bene”.
Ovviamente, trenta anni fa in Italia c’era il terrorismo, più o meno ogni fine settimana le città principali venivano messe a ferro e fuoco dagli autonomi, ogni tanto scoppiava qualche bombetta nelle piazze e nei treni e altre simpatiche cosette ma gli italiani, si sa, sono storicamente un popolo dalla memoria corta.
Perché i media principali e quindi i “poteri” che li manovrano, battono a forza su questo tasto della “sicurezza”, perché gonfiano i fatti di cronaca nera, ne parlano in continuazione, mettono in risalto le azione delittuose, specie se compiute da extracomunitari, insomma tentano sempre e comunque di ingenerare un clima di paura e sfiducia nella popolazione?
 
Semplice, per poter poi meglio imporre mezzi di controllo e di invasione della privacy sempre più pressanti ed invasivi. Negli USA, quella che viene considerata nel mondo la patria della libertà e della democrazia, con il “Patrioct Act” seguito agli attentati dell’ 11 settembre, siamo ormai ad una società da Grande Fratello di Orwell, andare in un aeroporto è ormai più difficile e richiede più controlli che entrare in un carcere di massima sicurezza, la polizia ha avuto poteri che stanno esulando da quelli di una democrazia, l’esercito tortura i detenuti politici. Nessuno mi toglierà dalla testa che tutti questi avvenimenti abbiano seguito un filo predeterminato, che ci sia stato un piano definito per cambiare le cose.
 
Senza arrivare negli USA, basta vedere da noi, qua in Italia, quello che è diventato girare in un centro storico di una normale città di provincia: telecamere in ogni dove, che riprendono a 360 gradi quasi ogni zona; vai in banca e i tuoi dati rimangono, passi al casello con il telepass e rimane la traccia, hai il telefonino acceso e sanno dove sei. Senza parlare di quello che è diventato entrare in uno stadio.
 
Perché tutto ciò? Perché il potere, al livello globale, ha creato le condizioni per un controllo che si fa sempre più totale, capillare ed invasivo nelle nostre vite? Questa è la domanda che mi e vi pongo, anche se la mia risposte, sicuramente parziali, credo di averle. La prima è che un gregge impaurito viene controllato meglio dai cani, la seconda è che questo è un gregge pur sempre facente parte di una società capitalista, quindi deve comunque “comprare”, quindi va monitorato ed indirizzato nelel scelte, in una sempre maggior eliminazione del pensiero individuale e libero in favore del belato di massa.
Se mi dovessi candidare vi avviso che il mio rivoluzionario slogan sarà: PIU' LIBERTA' MENO SICUREZZA.
 
 

Postato da: Chinaski74 a 09:44 | link | commenti (29)

giovedì, ottobre 11, 2007

Adesso (ieri sera per chi legge),ho appena inviato un sms e ora sto scrivendo su Word un post che domani posterò sul mio blog.
 
Nei primi anni ‘90 se qualcuno mi avesse detto una simile frase non ne avrei certamente capito il significato. E’ incredibile come negli ultimi quindici anni le nostre vite siano state rivoluzionate da mezzi come internet e i cellulari, hanno cambiato completamente il sistema della comunicazione. In bene o in male? Non credo esista una risposta univoca e definitiva.
Sicuramente hanno permesso un dialogo ed uno scambio di idee tra la “base” a livello globale, che prima era assolutamente impensabile, e questo è sicuramente un merito. Tra i demeriti direi che spesso alcuni eccessi dell’uso della tecnologia, possono, se abusati e male usati inaridire o prendere il posto di veri contatti umani, e qui bisogna stare attenti a stabilire dei limiti, a non farsi prendere la mano. Personalmente ad esempio non posso usare internet per più di due ore di fila, in quanto comincio a sentirmi male fisicamente. 
Qualcosa del passato però mi manca. Non so se è un accenno di nostalgia senile, ma penso che un sedicenne italiano non ha mai comprato una busta, un francobollo, non ha scritto una lettera a penna, io che ho poco più del doppio dei suoi anni, si.
 
Estate 1991, sedicenne conobbi al mare una ragazzina milanese che ne aveva poco più di quattordici, classica storiella tipica di quella età, forse la mia prima vera infatuazione. Poi per qualche tempo ci scrivemmo, anzi per un bel po’ di tempo, anche quando lei al mare non veniva più e ognuno in città aveva preso le sue strade, rimanemmo legati come amici di penna. 
Ci scrivevamo, più o meno una lettera al mese ciascuno, in cui parlavamo della nostre vite, delle nostre speranze, dei nostri sogni, in termini e modi tipici di quell’età.
A volte di rado, ci telefonavamo anche, con mio padre che stava lì a dire di tagliare “chè telefonare a Milano costa”, e costava sul serio, all’epoca.
 
Ricordo le lettere, l’ansia tornando da scuola di guardare la cassetta della posta per vedere se era arrivata, l’emozione di trovarla, aprirla con il tagliacarte (che oggi ci apri giusto le bollette e non è una bella emozione), e poi trovare dentro quelle parole scritte a mano davvero un’altra persona, un mondo, un insieme di sensazioni. Non so, ma scritta con Word, con la e-mail non è la stessa cosa.
 
Questo mi manca della “pre-tecnologia”, una non “inflazione” dei sentimenti e delle emozioni, un non abuso della comunicazione che rendeva tutto più difficile, “ansioso”, e quindi bello.
 
Oggi quella ragazzina è una veterinaria, tanto per non smentire il mio destino. (e questa non possono capirla tutti).
 
 
 

Postato da: Chinaski74 a 10:15 | link | commenti (42)

lunedì, ottobre 08, 2007


 


iraq

 

Stai ascoltando: Child in time - Deep Purple

 

 

 

 

 

 

 

 

Postato da: Chinaski74 a 22:32 | link | commenti (17)

venerdì, ottobre 05, 2007

"Il cda Rai si occupi del caso Santoro, o il suo partito, l'Udeur, ne chiederà la sfiducia in Parlamento. Una presa di posizione contemporanea alla parole pronunciate da Romano Prodi, che attacca anche lui il programma di RaiDue: "Non è stato né serio né appropriato", dice con chiarezza. Ho letto i resoconti sulla trasmissione Annozero - rivela Prodi - mi sembra che non vi si possa riscontrare nulla della serietà, della professionalità e dell'appropriatezza che dovrebbe avere una trasmissione che riguarda la giustizia".

Dai diciamolo, se fosse accaduto durante il governo Berlusconi, esponenti del Centrosinistra avrebbero gridato allo scandalo, alle censura, alla violazione della libertà di informazione, alla temporanea sospensione della democrazia, editti bulgari, varie ed eventuali. Ora tocca a loro. Il discorso è semplice, molto semplice.

De Magistris deve aver rotto i coglioni alle connivenze politica-ndrangheta in Calabria.Mastella in fin dei conti, sta solo tutelando (come ogni Ministro Della Giustizia in Italia) un'industria, non sta facendo nulla di male, un' industria che fattura ogni ogni anno 34 miliardi di euro, il 3.1 del PIL italiano, più della metà del PIL della Calabria. Mica sono bazzeccole, non si può scherzare con queste cose, questa non è la filosofia. Sono i soldi.

Postato da: Chinaski74 a 15:50 | link | commenti (8)

Roba

(racconto breve che scrissi nel 2002 per R.L.)

 

L'aveva sentita arrivare verso le sedici e trenta, mancava ancora un ora alla chiusura della fabbrica e già avvertiva i primi fastidiosi ed inequivocabili sintomi: sudore freddo, pelle d'oca, sbadigli continui, fitte al ventre e un'ansia che saliva sempre più dominante; nel giro di poche ore si sarebbe scatenato l'inferno.
Cercò, per quanto poteva, di portare a termine le verniciature dei pezzi di lamiera che arrivavano dal reparto adiacente, cercava di nascondere agli altri operai la sua condizione anche se non era certo impresa facile, i colori cominciavano a farsi fastidiosi, le voci che si mischiavano al rumore dei macchinari si trasformavano sempre più in dei suoni confusi, inquietanti, capì che i sui nervi stavano per saltare.

Arrivate le diciotto e trenta uscì di corsa senza un accenno di saluto ai compagni, raggiunse in fretta e furia la sua auto, la vecchia Fiat Uno, nel parcheggio della fabbrica, le mani gli tremavano e fece quasi fatica a centrare la serratura della portiera e poi il quadro di accensione, riuscì comunque a partire e a raggiungere la più vicina farmacia.
Quando entrò c'era la solita fila di anziani che arrivava dal bancone fin quasi alla porta di ingresso, la cosa non mancò di innervosirlo oltremodo, continuava a camminare su e giù e pensava fra se e se:
- ma guarda questi cazzo di coglioni, stanno qui a perdere tempo, a lamentarsi dei loro stupidi malanni, del prezzo delle medicine, della loro stupida vita e non si rendono conto che io sto soffrendo, che DEVO assolutamente farmi.
- Mi dica, gli chiese la signorina dietro al bancone, guardandolo con aria inequivocabile, come a dire, so già cosa devi chiedere.
- Ehm……due e una.
La commessa guardando fisso il bancone e con un misto di noncuranza e disgusto, prese due siringhe da insulina e un flaconcino di acqua distillata le incartò alla buona e sempre senza guardarlo poggiò il pacchetto sul bancone, lui lo afferrò, posò i 60 centesimi di euro vicino alla cassa e con passo rapido si avviò verso l'uscita.
- Scusi, lo scontrino!
Neanche si voltò per rispondere.

Risalito in auto si avviò verso il grattacielo dove abitava il suo "uomo" di fiducia, del resto non distava molto da casa sua, solo pochi isolati.
Suonò il citofono.
- Sii, chi è?
- Sono Sergio, apri cazzo!
- No, ripassa fra mezz'ora.
- Fra mezz'ora una sega, sto male cristo!
- Sali…. Il tipo aprì il portone guardandolo con aria seccata, lo redarguì duramente.
- Quante cazzo di volte devo dirti di non parlare al citofono porcoddio!
- Cazzo, e quante volte ti ho detto di non dirmi ripassa fra mezz'ora!
- Non sei tu che dici cosa devo fare a me….capito!
- Ok…ok…scusa, veniamo al dunque….mi serve un quartino….
- Mmm.. devo andare a caricare tra un po'…ora ne ho giusto per me.
- SENTI, CHE CAZZO DICI!!!! LO CAPISCI CHE MI SERVE SUBITO!!!
- Non urlare cristo!! Ok, uno ce lo ho, calmati…..

Il tipo attraversò la cucina, uscì sul balcone, aprì una scarpiera e ne estrasse un cofanetto giallo, lo poggiò sul tavolino e tirò fuori un involtino di stagnola di sigarette.
- Venticinque euro, please.
- Ecco qua….
Sergio estrasse una banconota da venti e una da cinque e le poggiò sul tavolino, afferrò la bustina, la apri per verificarne il contenuto……
- È buona?
- Vedi di andarci piano…….
- Seee….se è come la merda che mi dai di solito non c'è pericolo…
- E mi raccomando, vedi di non andare a farti nell'androne delle scale o sotto i garage…..ti rompo il culo!
- Non ti preoccupare….vado…
- Ciao….

Scese di corsa le scale, nove piani, in tempo quasi da record mondiale, e subito entrò nell'androne che conduceva ai garage…..non poteva aspettare oltre, si sedette in un angolo e, con le mani che tremavano di brutto, diede inizio alle operazioni: svuotò il contenuto della stagnola nel cucchiaino, ci versò sopra l'acqua distillata e scaldò il tutto con l'accendino fino a fare sciogliere bene la roba, ora si presentava come una soluzione marroncina, scartò il filtro di una sigaretta, riducendolo ad una pallina ruotandolo fra il pollice e l'indice, lo poggiò sulla soluzione nel cucchiaino e tramite questo aspirò il tutto nella siringa, mentre attendeva che la roba si raffreddasse, si sfilò la cinta dai pantaloni e se la legò al braccio, proprio sopra il gomito, a questo punto infilò l'ago, e tirò un po' indietro lo stantuffo per vedere se tutto era ok.

La siringa si riempì di sangue, bene, aveva fatto centro, premette leggermente per valutare la potenza della roba, in pochi secondi avvertì una vampata di calore che dallo stomaco inondò la schiena, dandogli quella sensazione che conosceva ormai bene, niente era paragonabile a quel paradiso, solo che aveva provato poteva capire, lentamente si iniettò tutto il contenuto, gli occhi semichiusi, le pupille due punte di spillo, mentre lui veleggiava su altri mondi, tutto ciò che era "terreno" sparito, distacco totale, preoccupazioni e paranoie annullate…non c'erano dubbi, DIO esisteva.

Tornò in starda.

Guardava, con gli occhi a fessura, gli androni dei palazzi, i cortili, e ricordava i tempi quando da bambino aveva scorrazzato con la bicicletta e giocato a pallone con i suoi amichetti, nei primi anni settanta, quando ancora il problema delle "roba" era marginale, e loro non sospettavano che di lì ad una decina d'anni sarebbero stati falcidiati come mosche, alcuni di quei ragazzini ridenti, che rivedeva correre in bici con le ginocchia scorticate ora erano morti, erano solo una fotografia sul comodino dei genitori.
E lui, a trentadue anni, dopo dieci di buchi, era sulla strada buona per seguirli.

Già pregustava quelle due tre ore di pace indescrivibile che di lì a poco, si sarebbe goduto sdraiato sul letto di casa sua, non pensava certo al giorno dopo, quando il calvario sarebbe ricominciato, dolori, ansie, depressione, casini a casa a non finire, problemi sul lavoro, tutta la sua vita sociale distrutta, la sua ragazza ormai disperata per quella situazione…..no in quei momenti non riusciva proprio a pensarci.

Postato da: Chinaski74 a 10:12 | link | commenti (10)

lunedì, ottobre 01, 2007

“…..anche io soffro…..”
 
Volevo parlare in questo post di vegetarianesimo, o di veganismo. Preciso subito che io sono un mangiatore di carne e che la carne mi piace. Sono convinto che un eccessivo consumo di crani sia deleterio per la salute ed infatti tendo ad attenermi nel consumo di questa alle vecchie e sane regole dei miei avi, cioè mangiarla non tutti i giorni, e quando la si mangia non abusarne oltre un certo limite.
I nostri avi, nelle campagne dell’Italia di cinquanta o cento anni fa, non erano, come spesso erroneamente si suppone , grandi divoratori di carne; salvo le famiglie molto ricche, la carne di manzo veniva mangiata pressoché solo alle feste comandate, e non da tutti, per il resto l’unica parte della dieta che includeva la care era il porco e i suoi derivati, e qualche pollo per chi poteva permetterselo (per lo più questi venivano regalati ai ricchi). Il maiale, insieme al vino, è stato centrale nella cultura dell’Italia contadina dall’alto medioevo fino al secondo dopoguerra, prima dell’industrializzazione. Era il perno dell’alimentazione della famiglia e le salsicce, i salami, e il prosciutto fornivano le calorie necessarie al nucleo familiare a superare il rigido inverno. Quando un maiale moriva di malattia e non poteva quindi essere macellato, per la famiglia era una disgrazia come poche, spesso si piangevano le lacrime che non si piangevano per un anziano morto, perché la morte del suino significava una parola tremenda: fame.
 
D’estate l’alimentazione si basava molto su legumi, verdure, formaggi, quindi per lo più minestroni vari, il consumo di carne risultava molto limitato, fino a cinquanta anni fa grandi mangiatori di carne si trovavano solo tra le (poche) famiglie molto ricche. Sfatato quindi un mito.
 
Perché sono sospettoso verso il vegetarianesimo o peggio il veganismo? Principalmente perché sono, per come i loro adepti me li pongono dei dogmi, e dei dogmi in generale io non ho mai saputo che farmene. Mi risultano molto simili a quando il prete a dodici, tredici anni mi diceva di non farmi le pippe, o quando più cresciuto mi chiedeva in confessione se “mi servissi della mia ragazza”, (veramente ci serviamo a vicenda, pensavo…).
 
Quindi quando le cose mi vengono presentate come dogmi divento riluttante. E non vedo perché dovrei ogni tanto rinunciare a una buona e sana mangiata di arrosto, innaffiata da un buon vino rosso, sono piaceri che mi deliziano molto, mi spiace.
 
Sono si contrario all’allevamento intensivo, ma questo è una conseguenza della società capitalistica e non del mangiar carne, come cercavo di spiegare tempo fa ad una ragazza vegana. Cercavo di spiegargli che l’allevamento intensivo esiste dalla fine dell’800 negli USA e da noi molto dopo, e lei mi ha risposto così, con sguardo severo e di rimprovero:
 
-         “gli animali soffrono comunque, anche se l’allevamento non è intensivo!”
 
L’ho guardata per un po’ poi ho replicato, quasi sibilando:
 
-         “Anche io soffro.”
 
 

Postato da: Chinaski74 a 10:34 | link | commenti (57)